In questa uscita della rubrica “I consigli dell’esperto” parla Alberto Lupoi, Professore Università di Padova, partner Studio Legale Lupoi e amministratore indipendente Mediobanca SpA.

Alberto Lupoi - Consigli dell'esperto - VareseNext

      • Qual è il suo titolo di studi e qual è la materia che insegna?

    Sono Professore associato di diritto dei mercati finanziari nell’Università di Padova, insegno Capital Markets Law nel corso di laurea Economics and Finance e Diritto dei mercati finanziari a Giurisprudenza.

  • In relazione alla sua materia di insegnamento, come si inserisce la tematica FINTECH?
  • Possiamo dire che l’intera area dei servizi di investimento e dei servizi bancari è ormai pervasa dal tema. Occorre però osservare come Fintech sia un’espressione assolutamente generica in grado di comprendere cose molto diverse. Per quanto riguarda le mie materia, è rilevante l’aspetto tecnologico della struttura dei mercati finanziari, l’High Frequency Trading, il Robo Advising, il sistema Block Chain per i pagamenti, le criptovalute soprattutto come strumenti di investimento più che di pagamento (almeno per ora).


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  • Quali sono gli aspetti più interessanti rilevati dalle tesi che ha avuto modo di curare?
  • Gli studenti rispondono bene alle sollecitazioni in ambito Fintech. Per chi però studia il diritto vi è la difficoltà, che è anche una sfida, dell’assenza di una regolamentazione specifica o, se presente, ancora parziale dei fenomeni. Inoltre, molto materiale è in lingua inglese. Nelle tesi, soprattutto in tema di Bitcoin e di HFT, gli studenti riescono ad inquadrare bene il fenomeno nel complesso, anche se gli aspetti tecnici sono molto più complessi di quanto normalmente percepito.

  • Quali sono a suo parere i trends del 2018 in ambito FINTECH?
  • Per quanto riguarda i servizi di investimento, direi che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la connessione alla rete delle macchine intelligenti, dunque la capacità di elaborare e comprendere una mole impressionante di dati, è in una fase di grande espansione. Diverse banche di investimento stanno sostituendo personale umano con macchine che svolgono tutta una serie di processi (compliance, antiriciclaggio, controlli interni) che prima erano svolti dagli uomini. Il trading è ormai da qualche anno in mano agli algoritmi. La consulenza finanziaria si sta spostando dal consulente persona fisica all’algoritmo in grado di scegliere il miglior prodotto finanziario da abbinare la profilo di rischio dell’investitore. In ambito del credito, soprattutto del credito al consumo, staremo a vedere se Amazon, Apple, Facebook, etc. decideranno di utilizzare i dati in loro possesso per prestare denaro ai propri iscritti. Nessuna banca al mondo (forse neanche tutte le banche del mondo messe insieme!) può contare su quasi due miliardi di potenziali clienti.

  • Che cosa pensa del “fenomeno” bitcoin?
  • Le monete non-statali non sono un fenomeno nuovo. Le monete diciamo private, che hanno valore perché alcuni decidono di accettarle come strumento di pagamento, sono esistite direi da sempre. Ma il fatto nuovo è la tecnologia, che ha portato ad una crescita imprevedibile di un fenomeno noto. Oggi le criptovalute sono più considerate come commodity (dunque come merci sulle quali investire) che come mezzo di pagamento. Ma sentirei di dire che il fenomeno è inarrestabile. Certo, qualcuno è già riuscito a “rubare” delle criptovalute, forse qualcuno le “falsificherà”, ma esattamente ciò che è accaduto ed accade con le valute “reali” gestite dagli Stati, eppure esse continuano ad esistere.

  • Si sente parlare di blockchain ma pochi sanno spiegarla? Può darci una definizione?
  • La componente tecnica informatica non l’ho capita, l’ho diciamo intuita. Per quanto riguarda i servizi di pagamento (che è solo una delle tante possibili applicazioni) le farei il seguente esempio. Oggi (non so ancora per quanto) lei se volesse pagare in qualsiasi modo diverso dal contante, necessita di una banca (la stessa cosa chi riceverà il pagamento). La banca è il terzo garante della transazione, che si interpone fra lei che paga e l’altro che riceve il pagamento. La banca serve perché entrambi i soggetti fanno affidamento sulla funzione che la banca svolge. Ora pensi ad una partita di poker: tutti i giocatori sanno quanti soldi hanno gli altri (perché sono esposti sul tavolo da gioco), tutti sanno quanto è una puntata (è sul piatto), tutti sanno chi vince o perde una certa mano e, di conseguenza, chi ha guadagnato o perso. Ecco, al tavolo da poker non occorre un terzo garante delle transazioni perché tutti i giocatori controllano tutti i movimenti. Il blockchain funziona in modo simile, quanto meno per i pagamenti. Diciamo che la fiducia nella banca si sostituisce alla fiducia nel corretto funzionamento del sistema (che controlla se stesso).

  • Quando deve spiegare ai suoi allievi tematiche fintech, qual è il suo approccio?
  • In ambito soprattutto giuridico, personalmente approccio la questione in termini di spazio-tempo. Cioè, il diritto sarebbe chiamato a regolare il fenomeno tecnico (abbiamo detto che fintech può voler dire un po’ di tutto), penso ad esempio al trading algoritmico delle macchine sui mercati. Ebbene la velocità di trading ed il numero di transazioni che le macchine compiono (grazie alla tecnica) è in un certo senso disumano e difficilmente può essere colto dal diritto. Nel diritto è rilevante il giorno e qualche volta l’ora nella quale un certo atto è compiuto. Ma le macchine in un secondo possono aver concluso anche tre o quattro operazioni e quanto per 24 ore. Per le macchine sono invece rilevanti i millesimi di secondo. Allora, ai ragazzi cerco di spiegare che il diritto fatica a regolare un fenomeno della tecnica del quale non riesce a condividere le coordinate spazio temporali.

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